PERIODO ANGIOINO - AGEROLA

 

HOME | MAPSITE | ABOUT US | HISTORY | GUIDES | LINKS | CREDITS | MAPS | EVENTS | REGISTER | PORTAL

   
 

 

PERIODO ANGIOINO

 


Corradino di Svevia accorso dalla Germania a vendicare la sconfitta di Manfredi, si trovò in una situazione molto rischiosa.

 

Corradino di Svevia - AGEROLA PISA - AGEROLA GENOVA - AGEROLA


Tentò di salvarsi con la fuga. Tradito da un barone nel quale confidava, fu consegnato a Carlo d'Angiò e questi lo fece decapitare a Napoli in piazza Mercato il 29 ottobre 1268.
Durante la guerra svevo-angioina, i Pisani ed i Genovesi molestarono i traffici commerciali amalfitani sul mare e fecero incursioni nelle terre dell'ex ducato.

 

PISANI - AGEROLA

 

Esistevano a quell'epoca ad Agerola due molini ad acqua, quello della Vertina e quello di Pino, importanti nella vita del paese ai fini dell'alimentazione umana ed animale, ma non meno sotto l'aspetto fiscale.

 

ATTACCO NEMICO PISA - GENOVA - AGEROLA NOBILE PISANO - AGEROLA


L'attività molitoria era allora molto redditizia per il molinaro e per il comune, che assicurava all'erario un'entrata certa attraverso la gabella della farina e della molitura; il gabellota, che riscuoteva l'imposizione fiscale, godeva di un diritto percentuale.

 

MULINO - AGEROLA


Agerola con Carlo I subì ancora un infeudamento, perché il re la donò ad un suo ufficiale, che, poi avendo vissuto dissolutamente non solo fece debiti ed esercitò forti pressioni fiscali, ma fece addirittura incetta di merci per rivenderle a prezzo maggiorato.
Il re angioino impose per la prima volta la tassa sul sale. Confermò la gabella del fondaco, sulla pece, sul ferro, sull'acciaro, sullo scannaggio, sulla carne, sul pesce, sull'olio e sul vino. Poi fece applicare l'imposta del mantenimento delle galee contro i Turchi, dovuta anche dagli Agerolesi.

 

GALEE - AGEROLA

 

I documenti che riportavano lo stato della popolazione del tempo censita dagli Angioini per fuoco, ossia per unità familiare, nel 1278 registrarono Agerola pro focolafibus 126 et unc. 31112 cioè 126 famiglie con una contribuzione totale di once 311/2. Agerola era il comune più popoloso dopo Amalfi, che contava 267 fuochi.
Gli Agerolesi (sotto re Carlo d'Angiò) erano soggetti alla leva di terra e alla fornitura di legno da costruzione. Alcuni lavoravano come segatori negli arsenali amalfitani, mentre a Napoli lavoravano nella reggia, nel 1280, i mastri carpentieri Tomaso e Lorenzo Cuomo, Deodato Amalfitano, Andrea e Pasquale di Giustino e Matteo Avitabile.
I giudici di Agerola di quell'epoca, di cui abbiamo notizia, furono Capuano de Casanova nel 1261 ed lacobo Crisconi nel 1282.
Il 14 maggio 1284 Carlo I donò la Terra di Agerola al milite Landolfo d'Aquino per il valore annuo di sessanta once. Gli Agerolesi ricorsero contro tale vassallaggio e si rifiutarono di riconoscere il baiulo, il giudice, il maestro giurato e gli altri funzionari nominati dal vassallo. Ma agli Agerolesi non venne riconosciuta alcuna ragione.
Eppure re Carlo conosceva Agerola, perché si riforniva di carne suina presso il nostro mercante Pietro lovane, al quale ordinava per conto della corte di Napoli salami, salsicce, prosciutti e pancetta "de porco boni odoris et saporis" it' (di maiale di buono odore e sapore).

 

CASTELLO ANGIOINO - AGEROLA

 

La stessa Corte si riforniva anche di "cofinas" t2 , cioè dei cofani fabbricati dai nostri cestai con listelli di legno di castagno.
Alla morte di Carlo I nel 1285 gli successe Carlo II lo Zoppo, il quale venne in guerra con gli Aragonesi. Fatto prigioniero e riottenuta la libertà dietro impegno a pagare una forte somma, sottopose Agerola alla tassazione di cinque once. (La raccolta fu curata dal nobile Landolfo Caracciolo).

 

CARLO II - lo zoppo - Agerola


Nel 1294 Carlo II concesse la Terra di Agerola al francese Ugone de Sully, ma Ugone rifiutò per cui subentrò il nobile Ludovico de' Monti, al quale Agerola fu ceduta per il valore di cento once.
Ma Carlo II non riuscì a frenare lo sperpero, anzi lo incrementò ancora quando sua figlia Eleonora contrasse matrimonio. Anche questa volta gli Agerolesi si opposero, ma la Corte di Napoli respinse il ricorso.
Ad Agerola, purtroppo, si vivevano allora brutti tempi per le epidemie che si susseguivano.
Quando, però, la situazione economica venne ad aggravarsi per la peste, allora il re si mostrò più comprensivo, pertanto esentò gli Agerolesi parzialmente dal pagare le contribuzioni. Lo fece emanando l'apposita decisione il 17 settembre 1306.
Il comune di Amalfi, invece, impose il dazio su fave, pere, legumi, cerasi, noci, nocciole, castagne, ecc. colpendo ulteriormente l'economia degli agerolesi che commerciavano con la costiera.
Ma la mano pesante di Amalfi non si fermò qui, perché riuscì a far esentare dall'imposta prediale gli Amalfitani possessori di beni in Agerola. Tra questi grossi proprietari figurava Andrea d'Alagno, regio consigliere del re.

 

 
   

HOME | MAPSITE | ABOUT US | HISTORY | GUIDES | LINKS | CREDITS | MAPS | EVENTS | REGISTER | PORTAL

 

AGEROLA

 

 

Per visualizzare lo stato