VERSO L'AUTONOMIA COMUNALE - AGEROLA

 

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VERSO L'AUTONOMIA COMUNALE



Durante la dominazione longobarda Agerola, Terra aggregata ad Amalfi, ebbe il proprio baiulo con potere civile e criminale e sorveglianza sulle frodi.
Sotto il normanno Ruggiero si avviò verso l'autonomia, perché conservò anche il periodo di infeudamento il suo baiulo, non solo in veste di magistrato, ma anche come defensor.
Infatti questi esercitò competenza sulle cause civili, sui prezzi annonari, sull'osservanza dei pesi e misure, sul rispetto delle penalità inflitte ai contravventori.

 

Imperatore Teodosio Alarico Roberto D'ANGIO - Agerola


Nel periodo svevo, pur sopravvivendo tutto questo apparato, il potere regio fece sentire con concretezza l'assolutismo federiciano.
Dell'autonomia agerolese verrà gettato il seme con l'avvento angioino, quando Agerola avrà i primi eletti del popolo ai quali Roberto d'Angiò riconoscerà, nel 1339, il diritto parziale all'amministrazione.
Gli eletti avranno all'inizio solo pochi compiti: la formazione dei regolamenti annonari, l'imposizione delle gabelle, la sorveglianza sull'ordine, la custodia degli atti pubblici e privati, il rilascio di licenze e la imposizione di collette per donativi ai sovrani.
Ma costituiranno il parlamento civico, ossia l'università.

 

CARLO I D'ANGIO - Agerola REGINA GIOVANNA I - Agerola

 

Infatti troviamo che nel 1269, ai tempi di Carlo I d'Angiò, un documento verrà indirizzato all'«Universitati Ageroli». Così come sotto la regina Giovanna I, verso la metà del 1300, decisioni, ordinanze ed altre normative verranno indirizzate all'Università di Agerola.
 

 
   

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