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CARBONERIA AD AGEROLA
Sul piano politico ad Agerola si risvegliò la sorda lotta tra fazioni opposte. Gli Agerolesi che inneggiavano alla monarchia covavano in cuore la speranza di un grosso cambiamento alla luce del consolidamento borbonico, quelli che avevano fatto propri gli ideali ispiratori della Repubblica Napoletana, delusi covavano nell' ombra, ma pronti a passare all'azione.
Il Decurionato si batté in difesa del re. Al movimento liberal-carbonaro. che ormai dilagava un pò ovunque e che dava inizio al vasto processo risorgimentale, aderirono don Giuseppe Naclerio, parroco di S. Pietro Apostolo del casale Pianillo, don Melchiorre Acampora, parroco del casale Campora, don Vincenzo Villani, parroco di S. Matteo Apostolo nel casale Bomerano ed alcuni cittadini, tra i quali Costantino e Salvatore Fusco e Ferdinando Avitabile.
Una vendita carbonara intitolata a Flavio Gioia sorse a Campora ad opera del parroco e di alcuni personaggi agerolesi di spicco. L'atteggiamento dei parroci, biasimato dalle autorità ecclesiastiche e punito con un severo processo, fu, però, di sprone e di esempio a tanti giovani, che segretamente si lasciarono coinvolgere e reclutare.
Li vedremo in seguito essere esclusi dagli elenchi per la formazione della Guardia Urbana perché in odore di carboneria. Intanto a Vico Equense sorgevano due sezioni carbonare e a Castellammare avvenivano addirittura dei tumulti.
Il Decurionato agerolese da parte sua riaffermava la fedeltà al re. Allo scoppio dei moti a Napoli del 1 o luglio 1820 le nostre autorità comunali organizzarono ed inviarono in quella città una compagnia di Legionari al comando del capitano Giovanni Amatruda e del tenente Salvatore Avitabile, perché collaborassero coi Borbonici nella repressione degli aneliti di libertà del popolo che aveva chiesto la costituzione. L'intervento della Compagnia decisa dal Decurionato risulta poco conosciuto, ma è noto l'episodio eclatante avvenuto al suo rientro ad Agerola. Allo scioglimento della Compagnia, le armi in dotazione ai legionari scomparvero misteriosamente per finire, alcune nelle mani dei malviventi agerolesi, altre tra le fila dei patrioti locali. Intanto dopo la nascita della Carboneria ad Agerola sorse anche il movimento della Giovine Italia. E si sentì parlare di repubblica. L'artefice della diffusione delle idee rivoluzionarie tra la gioventù colta agerolese fu il nostro concittadino Antonio De Stefano, mercante in Napoli. Il De Stefano, convinto della bontà del pensiero mazziniano, sostenne coraggiosamente e generosamente la richiesta della Costituzione.
Arrestato e processato, fu condannato al carcere con isolamento nell'isola di Ventotene. Liberato a seguito dell 'arrivo di Garibaldi a Napoli, il De Stefano riuscì a far parte della Guardia Nazionale per battersi contro il brigantaggio.
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