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AGEROLA NEL 1500

Diamo alcune notizie di fine '400 per
introdurre il quadro del Cinquecento agerolese. Quelle buone per mettere
in rilievo il fatto che sorsero ad Agerola opere laico-religiose di
assistenza sul modello degli enti laicali fioriti a Napoli. Quelle non
belle, per parlare della peste del 1497, cui seguirono quella del 1522 e
una seconda del 1526. Quest'ultima fece scattare l'allarme a
Castellammare, il cui Esecutivo il 3 novembre 1526 stabili di invitare
gli abitanti di Agerola infestata dalla peste di astenersi dal venire in
Castellammare e avvertire le Università di Pimonte e Gragnano di
riguardarsi dall'infezione di peste che infierisce in Agerola.
Un'altra epidemia si ebbe dal giugno 1528 e duro fino a luglio 1529.
Mentre il morbo imperversava e decimava Le famiglie, un nuovo male si
abbatteva sulla popolazione, il banditismo. Una banda di malviventi,
formata da diversi elementi e sotto il comando di tale Antonio Brancato,
si macchio di delitti e, soprattutto, di ruberie ed estorsioni, quando
ecco un'altra sventura.
Luglio 1530, la duchessa Costanza, "stando a soggiorno in Amalfi, venne
autorizzata con procura di suo marito a dare in arredamento una partita
di ducati 135, lui dovuta annualmente e riscuotibile dall'Università di
Agerola in tre scadenze annue. Tale operazione comportava aggravi per la
popolazione, sulla quale pesavano gia i prezzi dei generi di prima
necessita.
Per dare un' idea del costo dell a vita diamo qui alcuni prezzi: Grano
per la panificazione, carlini undici a tomolo.
Fave secche, carlini undici a tomolo. Olio di oliva, carlini diciassette
a rotolo. Vino, ducati cinque a botte.
Carne salata, grana otto a rotolo. Salami affumati, grana dieci a
rotolo. Carne fresca de porco, grana sei a rotolo.
Carne fresca di agnello, grana undici a rotolo. Nel1543 le imposizioni
tributarie toccarono livelli assai alti e la tassa per fuoco fu
aumentata di tre carlini annui. Alla già critica situazione si aggiunse
il terremoto dell'aprile 1561, che reco guasti alle case e fece
prosciugare le cisterne a causa delle lesioni nei muri, lesioni che
dovettero essere riparate prima che giungesse l'autunno.
Nel 1571 morta Costanza Piccolomini lasciando suo erede Giovanni
Piccolomini e, ad una situazione debitoria molto grave, conseguente un
gravame fiscale altrettanto pesante.
Ai tempi dell'arcivescovo Carlo Montilio, Agerola, visitata più volte,
contava 253 fuochi ed aveva la rendita di duc. 382 e grana 3.
A questo punto la nostra Universita ebbe bisogno di realizzare maggiori
entrate. Fu, pertanto, improrogabile rivedere i tributi. Non si potevano
aumentare Ie gia gravose imposte corrisposte dai cittadini ed allora la
nostra Università ritocco i tributi degli ecclesiastici Agerolesi.
La cosa non piacque all'arcivescovo Giulio Rossini per cui ne consegui
nel 1577 una scomunica al nostro parlamentino. Corretta la presunta
ingiustizia da parte del nostro comune, l'arcivescovo revoco la
scomunica.
La necessita di reperire il mancato introito nelle casse comunali
costrinse, però, l'Università a colpire con stima generica ed
approssimativa i beni non inclusi nell'organico catalogo catastale e a
mantenere il ricorso alle collette ed agli espedienti. Il 18 agosto 1582
morì anche Giovanni Piccolomini e con la sua morte finì anche il Ducato
di Amalfi, durato ben centoventitrè anni, perché la vedova del duca
Giovanni subito dopo il decesso del marito mise in vendita il Ducato.
Agerola nel 1583 pagò la sua parte di riscatto e rientrò nel demanio.
L'Università tentò ancora una volta di compilare il libro catastuolo o
mappa del massaro, ma invano.
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