CARBONERIA - AGEROLA

 

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IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DI AGEROLA

STORIA DI AGEROLA

 

A marzo del 1862 fu eletto il primo Consiglio Comunale. Esso risultò composto, come per legge, di venti consiglieri, con obbligo di rinnovo periodico di un quinto dei componenti. Nella prima seduta del 28 marzo venne eletto sindaco il barone don Pietro Brancati e sei assessori componenti la giunta. La nuova Amministrazione, appena entrata in carica, fu chiamata a due forti impegni: lo strozzinaggio dei mediatori e macellai e l'applicazione dei dazi. In quella primavera fu introdotta la monetazione in lire e centesimi e si dovettero istruire i cittadini. Un ducato valeva f: 4,25.

 

CONSIGLIO COMUNALE - AGEROLA


La lotta al brigantaggio assunse costi elevati al punto che, nel solo mese di agosto, furono spese lire millecinquantadue e centesimi settantadue, pari a ducati duecentoquarntasette e grana settanta. Nonostante la critica situazione i consiglieri comunali non trovarono di meglio che esasperare la lotta politica e le
beghe personali. Ne conseguì lo scioglimento del consiglio nella primavera del 1863 e la nomina del Regio elegato Straordinario. Chi leggesse i verbali delle sedute consiliari del tempo, scoprirebbe il Partito Acampora, il Partito Coccia e via di seguito. Anche la popolazione ne fu coinvolta. Eppure quanto era necessaria un'unità d'intenti per il bene del paese! I vari baroni di Agerola, per la difesa dei loro interessi, erano continuamente in lotta e asservivano la massa dividendola facilmente. Possedevano due armi potentissime per la salvaguardia dei propri privilegi: la ricchezza e l'istruzione. Oggi sono i partiti a dividere, perché cambiano veste continuamente, perché fanno demagogia e cercano di tirare dalla loro parte i vari ceti della società, con ogni arma.

 

CONSIGLIO COMUNALE - AGEROLA


Cosicché cresce la sfiducia nelle istituzioni e viene compromesso il rapporto tra popolo e politica. Quante contraddizioni in questi tempi e quante in quel periodo storico agerolese! Con la differenza che allora imperversava il brigantaggio ed il Comune era in ristrettezza economica, adesso ilcomune ha un bilancio rassicurante, l'ordine pubblico è vigilato e tanti problemi sono stati risolti. In quel momento le necessità incombenti erano tutte importanti. Occorreva occuparsi della scuola senza risorse e poco frequentata, e quindi del diffuso analfabetismo, delle onerose spese per il mantenimento della truppa e dei carabinieri di stanza in paese, della difesa della salute pubblica, del risanamento dell'ingiusta distribuzione del carico fiscale, dell'inadeguatezza delle strade di comunicazione tra le frazioni e l'esterno.

 

Nello stesso periodo nasce Fratelli d'Italia…

Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.
 

 
   

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