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FLAVIO GIOIA

Per qualcuno Flavio Gioia non è mai esistito, è un
personaggio immaginario al quale la tradizione ha voluto attribuire l'invenzione
della bussola. L'Enciclopedia Treccani offre una dettagliata descrizione in
merito, partendo dall'errore commesso da G.G. Giraldi che nella sua opera De re
nautica (1540) attribuì senza'altro l'invenzione della bussola “a tale Flavio di
Amalfi”.
Indicato dagli scrittori posteriore come Flavio di
Amalfi o Flavio Campano, diventò finalmente Flavio di Gioia a opera dello
storico Mazzella nella Descrizione del Regno di Napoli. Evidentemente il
Mazzella voleva indicare correggendo, quello che a suo parere era il vero luogo
natìo del presunto Flavio, e non il suo cognome. In seguito la particella “di”
scomparve e rimase quindi definitivamente il nome Flavio Gioia. In sostanza
tutta la vicenda parte dalla deformazione del nome di Flavio Biondo che nel 1453
(circa) diede notizia nella sua Italia Illustrata che la bussola era stata
perfezionata dagli amalfitani.
La bussola, per uso nautico, era nota in Cina sin dal quarto secolo dopo Cristo.
Tra i primi a servirsi della bussola nel Mediterranneo furono i marinai
amalfitani nei loro viaggi verso l'Egitto e la Siria, perfezionandola e
diffondendola intorno al 1100-1200 quando i trasporti e i commerci iniziarono a
moltiplicarsi anche sotto la spinta delle Crociate. Lo scultore cavese Alfonso
Balzico (Cava 1825 - Roma 1901) era stato molto colpito dal personaggio di
Flavio Gioia tanto che gli dedicò ben due lavori. Uno all'inizio della sua
carriera artistica e uno in età più matura. Come ricorda il professor G. Trezza,
biografo del Balzico, lo scultore realizzò - intorno ai 27 anni - un busto
colossale di Flavio Gioia (riportato dalla rivista Poliorama, novembre 1853) e
secondo Michele Lassona, altro biografo del Balzico, il busto doveva trovarsi
nella reale Accademia delle Belle Arti di Napoli. Il modello in gesso, oltre il
naturale, si trova adesso nella Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
La seconda volta che Balzico dedicò la sua attenzione al “personaggio Flavio
Gioia” fu quasi alla fine del secolo scorso. L'opera è ad Amalfi e per la sua
realizzazione lo scultore utilizzò come modello il busto che tanti anni prima
aveva lavorato. La rivista Il Torneo (12 agosto 1892) narra: “zitto, zitto,
tranquillo, tranquillo, ne modellò la statua nel suo studio di Santa Susanna in
Roma: il Flavio Gioia, col il suo abito marinaresco del'300 fissa l'occhio sulla
scatoletta della bussola, e col dito della mano destra segue la direzione
dell'ago. Sul volto maschio è come l'accenno di un sorriso, e nell'occhio
malizioso brilla il pensiero dell'uomo, che dice allo strumento: te l'ho fatta!”
Il Trezza ricorda che nel 1892 a Genova fervevano preparativi per festeggiare il
quarto centenario della scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo e
anche ad Amalfi si pensò di commemorare colui che, secondo il verso del
Panormita, la rese gloriosa: “primam dedit mautis usum magnetis Amalphis" e
additò il cammino ai grandi viaggiatori. Nella città salernitana si seppe che lo
scultore Balzico, all'epoca residente a Roma, aveva già realizzato un Flavio
Gioia e pare che tal Nicolangelo Protopisani, facoltoso amalfitano offrì allo
scultore un anticipo di 4.000 lire per la realizzazione di una statua del Gioia,
promettendone altre seimila alla fine del lavoro. Ma gli amalfitani non misero
assieme la restante somma e il Balzico chiese l'annullamaneto del contratto. La
statua, però era stata fatta e partecipò anche all'Esposizione Universale di
Parigi (1900), ottenendo in premio una medaglia d'oro. Terminata la mostra
parigina, la statua tornò a Roma il 2 febbraio 1901 proprio mentre il grande
scultore moriva. Il Flavio fu esposto poi per molti anni al Museo Balzico a
Roma, museo privato inagurato nel 1907 dalla Regina Margherita.
Successivamente alcune opere dell'insigne artista, destinate a Cava de' Tirreni,
furono rifiutate e quando gli eredi del Balzico nel 1917 decisero di chiudere il
museo privato, donarono tutte le opere alla Galleria di Arte moderna e
Contemporanea di Roma.
La statua di Flavio Gioia fu acquistata dalla città di Amalfi. L'inaugurazione
avvenne nel 1926 in piazza Duomo. In tempi più recenti l'opera però venne
trasferita nel piazzale antistante, nel luogo ove tuttora è collocata.
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