ROBERTO D'ANGIO - AGEROLA

 

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ROBERTO D'ANGIO'


Il 5 maggio 1309 morì Carlo II e gli successe il figlio Roberto d'Angiò. La sua incoronazione costò alle Terre ed alle Città dell'ex Ducato l'enorme somma di oltre quattrocentodue once, pagate a rate.

 

ROBERTO D'ANGIO' - AGEROLA ROBERTO D'ANGIO' - AGEROLA


Da parte sua anche il papa Clemente V impose con le decime dei sacrifici alle chiese.
All'Arcipretura di Agerola furono chiesti ventiquattro tareni, che vennero prontamente versati. Il sollecito adempimento non piacque al vescovo di Amalfi, per cui il nostro Arciprete subì la condanna ad una pena pecuniaria e, pare, anche un breve periodo di carcere.

 

PAPA CLEMENTE V - AGEROLA PAPA CLEMENTE V - AGEROLA

 

Nel 1316 re Roberto assegnò Agerola al giustiziere napoletano Filippo Falconiero per l'annua rendita di once quarantasei, tari ventidue e grana dieci super juribus, redditibus et proventibus.
La scarsa potestà locale, l'inesistenza ad Agerola di forze di repressione, le scorribande dei malviventi esposero ad ogni pericolo la popolazione e le stesse autorità.
Nel 1329 il re mandò forze ben equipaggiate a perseguitare i ladroni e a tenere sott'occhio quei potenti che, talvolta, armavano la mano della malavita.
Morto Filippo Falconiero ebbe il possesso di Agerola il figlio anch'egli di nome Filippo e nel 1335 la figlia primogenita Giovanna, divenuta poi regina nel 1343 col nome di Giovanna I.

 

GIOVANNA I - AGEROLA GIOVANNA I - AGEROLA


Nel 1346 la condizione di Agerola era talmente misera, che venne tassata nella cedola generale della provincia di Principato Citeriore, cui apparteneva, per once trentanove.
Molte famiglie ricche agerolesi erano a quel tempo di origine amalfitana e molti Amalfitani, come i Bonito, i Capuano, i Cappasanta, i Comiteorso, i Brancia, i D'Afflitto possedevano beni in Agerola. La ricca famiglia Corsaro possedeva nella frazione Pianillo, nel luogo nominato Lo Corsaro, una grande casa d'abitazione, terreni e selve, ed i Capuani erano proprietari di un cospicuo patrimonio.
Il regno di Giovanna I fu funestato da misfatti e disordini, pestilenze ed alluvioni.

 

PRINCIPATO CITERIORE - AGEROLA


Ad Amalfi un nubifragio e una violentissima mareggiata fecero scomparire parte del litorale il 25 novembre 1343.
In quel periodo fece parlare molto di sé tale Ruggero Mele, che malvagissimo era da tutti temuto e che si rese protagonista di impresa amorosa a Salerno. La sua avventura ispirò a Boccaccio la celebre decima novella della "quarta giornata"('). Vittima delle grazie di Ruggero fu l'avvenente e giovane moglie del medico salernitano Matteo Silvativo. Ella pose nelle mani dello spasimante tutto il suo animo e tutto il ben suo.
Alle bravate della malavita si aggiunse nel 1348 una catastrofica pestilenza.
Leggiamo la terrificante descrizione che ne fa lo storiografo Camera: "Quanto poi ai sintomi del sì tremendo morbo, essi variavano secondo i paesi, ma per lo più manifestavansi con dolore di testa ed algore; immediatamente apparivano i buboni dapprima come nocciuole Fortissima febbre assaliva il malato i gavaccioli ingrossavansi gradatamente sino alla grossezza di un uovo d'oca, al terzo giorno, o al più tardi al quinto, la morte giungeva. Il solo fiato o minimo contatto di un appestato bastava a comunicarlo.
Ed i rimedi non esistevano. La terapia consisteva in trattamenti dei punti focali con olio di cajeput e di rosmarino. Le disinfezioni erano effettuate con acqua di calce e fumigazione nei locali e nei cortili.
Tra tutti questi infausti eventi riecco l'ennesimo infeudamento del Ducato, e, pertanto, anche di Agerola. Giovanna lo fece a favore della nobile famiglia Colonna.
Questa volta le popolazioni si ribellarono e ricorsero non alla regina, ma al papa Clemente VI. Egli inviò a Giovanna I la bolla con la quale la invitò a non fare donazioni e infeudazioni.

 

PAPA CLEMENTE VI - AGEROLA


Al termine del capitolo vogliamo ricordare che tra le numerose opere realizzate ed ultimate da Roberto d'Angiò si annoverano le fabbriche di molte chiese napoletane e della basilica di S. Agostino Maggiore alla Zecca, nella quale fu eretta a cura del ricco mercante Agerolese Lisolo Lantaro la Cappella di S. Antonio Abate degli uomini della Regia Terra di Agerola. Cappella che venne impinguata da lasciti e donazioni di ricchi Agerolesi e che venne amministrata da Governatori nativi della Terra di Agerola.
E aggiungiamo ancora che re Roberto nel 1331 scrisse a Martino Scatola di Agerola per assicurarlo di aver ricevuto l'acqua rosata ad uso della Corte Napoletana.
 

 
   

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