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SARACENI

I Saraceni così erano chiamati gli Arabi si dettero ad ogni sorta di
violenza: assalti e depredazioni di navi, incursioni lungo le nostre
coste, stragi ed altro, nel segno di un fanatico odio verso il mondo
cristiano ed allo scopo anche di fare bottino delle ricchezze amalfitane.
Durante le loro incursioni portarono lutti, sconvolgimenti e
rovine tra le sfortunate popolazioni aggredite. Essi depredarono le
città ed i villaggi lungo le coste della Penisola Sorrentina,
distrussero chiese, derubarono tesori, uccisero persone di ogni età e
sesso, incendiarono case e fecero incetta di fanciulle per venderle
schiave. Anche il Convento di Cospiti conobbe una visita saracena.
Intere famiglie, per sfuggire ai massacri, si ripararono ad Agerola sulla
Costiera Amalfitana. Infatti molti cognomi di origine amalfitana sono
ricorrenti tra la popolazione agerolese: Naclerio, Apuzzo, Vespoli,
Coppola, Casanova, ecc.
Agerola, durante l'imperversare degli assalti saraceni e turchi, divenne
terra di rifugiati. Quello che fece onore ai nostri antenati, definiti
anticamente rozzi montanari, fu lo spirito di accoglienza che esse
riservarono alla gente che vi arrivava sconvolta ed affamata.
Troviamo notizia di una fuga precipitosa nella cronaca di uno scampato
sorrentino, che raggiunse con altri profughi Agerola nella notte del 13
giugno 1558 "Ante tertiam decimam diem mensis Junii
(...) ecce classis Turcharum triremium (...) nos autem mane terram
Agerolae petivimus (...)"«l (nella notte del 13 del mese di giugno (...)
ecco la flotta di cento triremi turche (...) noi allora raggiungemmo la
terra di Agerola). Il giorno 27 giugno, invece, i Saraceni assalirono la
costa di Amalfi.
:::::::::ANNOTAZIONE LINGUISTICA
Nella parlata agerolese si usano i seguenti termini di origine araba:
"caruso" da karus, testa rapata
"maccaturo" da magdar, fazzoletto "tavuto" da tabut, cassa da morto
"matarazzo" da matrah, materasso "carcara" da karkara, catasta di legna
"mesalo" da mussalla, tovaglia da tavola.
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