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GENERALE Paolo Crescenzo Martino AVITABILE
Il 1850 è l’anno della morte di un illustre nostro concittadino, il generale Paolo Crescenzo Martino Avitabile. L’Avitabile si spense nel suo castello di S. Lazzaro ad Agerola il 28 marzo. La sua improvvisa scomparsa fu una doccia fredda sulle speranze degli Agerolesi, che conoscevano i progetti del generale ed il suo grande amore per la terra natìa. Dopo la sua morte, ai cori di cordoglio e di apprezzamento, si contrapposero pettegolezzi ed illazioni e se ne criticò la durezza d’animo. Si disse che da governatore civile di Peshawar aveva usato il pugno forte coi ribelli che turbavano l’ordine nel 1838, che a Jamrad aveva giustiziato con l’impiccagione i traditori e che ai briganti aveva fatto tagliare la lingua. Ma noi crediamo che non si possano disconoscere a quest’uomo meriti di grande rilievo storico. L’Avitabile fu uomo pieno di ambizione, ma anche un personaggio di grande talento, di indomito coraggio e di intelligente capacità di amministratore e di stratega. Né l’Avitabile fu soltanto il maschio mediterraneo che “Ranjit Singh
incoraggiava a formare un harem di primissima scelta, ma fu anche il costruttore della città di Wazirabad e del bazaar secondo i canoni europei. E la gente era incantata dalla bellezza del nuovo bazaar” (anno 1897). Peccato che sia andato perduto il suo diario di viaggio, di cui fa cenno C. Grey, autore del testo sugli avventurieri nel Nord Italia, diario che secondo il cronista era custodito nel castello di S. Lazzaro. Il diario riportava la cronaca dei viaggi e di tante avventurose imprese, delle amarezze, delle realizzazioni dei sogni e delle delusioni. Da un testo che riporta notizie sui generali Ventura, Allard, Court e Avitabile, apprendiamo che il generale Avitabile aveva avuto il comando di 2548 uomini nel Punjab. E proprio nel Punjab il generale aveva ammucchiato centinaia di migliaia di rupie. Narra un reverendo, tale Wolff, che nel 1839, quando gli Inglesi avevano organizzato l’invasione dell’Afghanistan, il generale Avitabile diede loro una mano ed essi lo ripagarono aiutandolo a trasferire i suoi soldi presso la Banca d'Inghilterra. La straordinaria vicenda umana di Abu Tabela, come chiamavano in Oriente il generale, che vuol dire Padre Tabela, lo colloca in un alone di intramontabile fascino. A lui Agerola eresse la monumentale tomba muraria nella chiesa di S. Martino Vescovo nella frazione di Campora. Tomba che è posta sul muro comune alla chiesa e alla sua casa natìa, ove era venuto alla luce il 25 ottobre 1791. Sulla lapide sono riportate le tappe più significative della sua splendida carriera: NAPOLI, PRIMO TENENTE PERSIA, COLONNELLO LAHORE , GENERALE PESHAWAR, GOVERNATORE. Sulla parte inferiore spicca in bassorilievo l'impettito busto del generale tra un affusto di cannone ed alcuni fucili. L'epitaffio conclude con l'elenco delle varie decorazioni del generale: Cavaliere della Legione d'Onore e di S. Ferdinando Merito, Commendatore dell'Ordine di Durani e di Ranjit Singh, Gran Cordone del Leone e Sole di Persia, Gran Cordone dei due Leoni e la Corona di Persia, Gran Cordone della Stella Brillante del Punjab.
Torna dall’Inghilterra ad Agerola, suo paese natale, nel 1845. Grazie alle sue imprese in India, in Inghilterra ha ricevuto molti regali tra i quali un torello, due vacche gravide e una vitella di razza Jersey.
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