WRIGHT PATTERSON
Nel luglio del 1947, un anno dopo l’inizio
del Complotto Comunista, un astronave aliena precipitò nel deserto del New
Mexico. Il Generale Twining, comandante dell’Air Materiel Command presso
la base aerea di Wright Patterson, cancellò improvvisamente un suo viaggio
programmato verso la costa occidentale e si recò alla base di Alamogordo
nel New Mexico rimanendovi sino al giorno 10. L’incidente venne spiegato
dall’USAF come il risultato della caduta di un banale pallone sonda e la
vicenda finì ben presto nel dimenticatoio. Nel frattempo i frammenti
dell’ordigno furono inviati a Wright Patterson, e su decisione del
Presidente Truman venne istituito un comitato speciale formato da
scienziati e militari (Majestic-12) avente lo scopo di studiare l’astronave
e il suo equipaggio alieno. Twining, dietro suggerimento di alcuni
scienziati di Alamogordo, fece pervenire una parte del materiale ai Bell
Laboratories a Murray Hill, nel New Jersey. In quegli stessi laboratori
pochi mesi dopo, e precisamente l’antivigilia di Natale del 1947, verrà
inventato il transistor.

L’idea che degli esseri alieni possano
fornirci, in modo più o meno intenzionale, tecnologia elettronica
d’avanguardia non è nuova. In uno dei più suggestivi film di fantascienza
degli anni ’50 - Cittadino dello spazio - uno scienziato americano, Cal
Meacham, si trova al centro di alcuni episodi sconcertanti. Una misteriosa
luce verde impedisce all’aereo su cui sta volando di schiantarsi al suolo
a causa di un problema tecnico. Nei giorni successivi si accorge di aver
ricevuto, tra le normali forniture di apparecchiature elettroniche, alcuni
minuscoli condensatori dalle proprietà eccezionali. Tali dispositivi si
rivelano in grado di resistere a cariche elettriche notevoli rispetto ai
normali condensatori usati all’epoca. Anche l’idea secondo la quale alcuni
sviluppi tecnologici della Civiltà Occidentale affondino le proprie radici
nei rottami di un qualche disco volante precipitato non è particolarmente
originale.

La ritroviamo, ad
esempio, in New Mexico nella madre di tutti gli UFO-crash. Se pensate che
ci stiamo riferendo al famigerato “caso Roswell”,allora significa che il
dilagante lavaggio del cervello operato in questi ultimi tempi sta avendo
effetto anche su di voi. In realtà, l’incidente che ha fornito sin dalla
sua origine un codice per tutte le successive storie di UFO precipitati
ebbe luogo,non a Roswell, bensì ad Aztec (Scully, 1949; 1950). Avvenuto
presumibilmente il 25 marzo1948, questo evento contiene in se tutti gli
elementi chiave di un UFO-crash: disco volante precipitato costruito in
materiale allo stesso tempo leggerissimo e robustissimo,cadaveri
dell’equipaggio alieno formato da esseri minuscoli (vestiti,
curiosamente,nello «stile del 1890»), operazione di recupero dei militari,
consolle di comando dotata di strani apparecchi elettronici e corredata da
scritte simili ai geroglifici ecc. Il caso Aztec, divulgato insieme ad
altre storie di dischi precipitati dal giornalista Frank Scully, in quello
che fu il primo best-seller ufologico (Behind the Flying Saucers), è stato
negli anni via via ridimensionato al suo nucleo centrale: quello di una
voce priva di fondamento concreto (Cahn, 1952; Moore, 1985; Jones-Minshall,
1991)

In una ricca,
affascinante, confusa e del tutto inattendibile raccolta di rumors
sull’evento di Aztec, William Steinman - un semisconosciuto ufologo
americano - ha ricostruito le operazioni di recupero dell’ordigno. Dietro
ordine del Generale Marshall, il Dr. Vannevar Bush, direttore dell’Ufficio
Ricerche e Sviluppo,fu nominato capo di un team investigativo sul caso
Aztec. «Mentre l’oggetto veniva smontato, Von Neumann (il fisico e
matematico di Princeton che pose le basi dei calcolatori elettronici) e
Bush concentrarono la loro attenzione sul pannello di controllo, e
notarono che era costituito da cassetti senza alcun cavo di collegamento.Tali
cassetti sembravano essere parte di un circuito ‘elettrico’ dal quale il
pannello riceveva la propria alimentazione (un po’ come negli odierni
dispositivi elettronici a circuiti integrati). (...) Ciascuno di questi
‘cassetti’estraibili conteneva migliaia di microscopici chip a loro volta
estraibili».(Steinman-Stevens, 1986)

Il caso Roswell, nato
per gli ufologi nel 1978, in origine riguardava solo il recupero di frammenti
insolitamente tenaci e di strane asticelle ricoperte di«geroglifici». Nessun
alieno. Nessuna consolle di comando. Ma, soprattutto, nessun disco volante! Da
allora, per dirla con le parole dell’ufologo e fortiano John Keel, i testimoni
si sono moltiplicati più dei conigli, e lo scenario si è fatto sempre più
elaborato. Due siti di impatto. Cinque alieni recuperati. Ciascuno di essi
avente quattro dita per mano. E via enumerando. Ed è così che l’idea di uno
sviluppo tecnologico condizionato dal recupero di materiale extraterrestre fa
capolino non solo nel caso Aztec, ma anche nel caso Roswell, come evidenziato da
una testimonianza di seconda mano raccolta dal padre di tutti gli UFO-crash,
Leonard Stringfield, l’ufologo americano pioniere nelle ricerche sugli UFO
precipitati che condusse una sistematica raccolta di segnalazioni perlopiù
anonime da parte di testimoni soprattutto militari.

Un analista radarico avrebbe riferito a un amico di Stringfield, alto ufficiale
dell’Esercito in congedo, di aver avuto l’accesso nel 1955 a una Blue Room
in località segreta, ovvero a una stanza contenente i resti di dischi
precipitati e i cadaveri recuperati a Roswell. L’analista, unitamente ad
alcuni colleghi, avrebbe dovuto analizzare ciascun oggetto e determinarne
gli usi. «A posteriori, egli può dire che tra le varie cose vi erano
laser, circuiti integrati e supporti di circuiti stampati di fattura ora
piuttosto comune (inclusi microprocessori)».(Stringfield, 1991)

Cosa accomuna
tutte queste storie? L’ufologo americano Jerome Clark ha suggerito che
«c’è tutto un settore del folklore moderno in attesa di essere affrontato
e catalogato dagli studiosi di cultura popolare. Sono quelli che chiamo
‘Racconti del Soldato; ovvero, gli Orrendi Segreti che ho Scoperto durante
il Servizio Militare.’ Tra questi abbiamo le storie di UFO precipitati,
facenti parte del folklore istituzionale dei militari e dei servizi di
intelligence; l’ambiente stesso nel quale tali storie circolano può
contribuire ad assegnare loro un’aura di falsa autorevolezza.
Può benissimo
darsi che alcune di queste storie si basino su eventi reali, ma la
stragrande maggioranza sono in tutto o in parte fittizie, un po’ come le
voci sugli alligatori nel sistema fognario di New York. Alcuni individui
che un tempo occupavano posizioni delicate, possono aver sentito storie
simili, per poi raccontarle inseguito al fine di impressionare famiglia,
amici, conoscenti». (Clark, 1991)

l risultato di
una partecipazione attiva, in prima persona, di un ex Ufficiale
dell’Esercito dalle credenziali verificabili. Stiamo parlando del
Colonnello in congedo Philip J. Corso, che di recente ha rivelato la
storia del suo contributo alle operazioni di retroingeneria sui frammenti
dell’UFO precipitato a Roswell nel 1947.
Nel suo Il Giorno
Dopo Roswell, Corso racconta di aver gestito nel 1961, come Capo della
Divisione Tecnologia Straniera dell’Esercito, i materiali recuperati nel
crash. Lavorando agli ordini del Generale Trudeau, Corso avrebbe fornito
porzioni di tale materiale a diversi laboratori di ricerca, civili e
militari, i quali, all’oscuro dell’incidente di Roswell, sarebbero poi
giunti a realizzare circuiti integrati, fibre ottiche, laser e altri
ritrovati tecnologici. Poiché le contraddizioni emerse sono tante e lo
spazio disponibile è poco, in questa sede entreremo in qualche dettaglio
solo per quanto riguarda la realizzazione di transistor e circuiti
integrati, certi che questo esempio sia comunque sufficiente per
comprendere la distanza tra le storie di Corso e la Storia.

Corso, circa
la progettazione dei transistor, sostiene:
a) di aver saputo dallo scienziato
missilistico Hermann Oberth che«tutti quelli di Alamogordo volarono a
Roswell con il Generale Twining per controllare il trasporto fino a Wright
Field». (p. 160 dell’edizione italiana) Dietro suggerimento di Wernher von
Braun, che riconobbe nei chip i componenti «di un circuito allo stato
solido molto avanzato» (p. 160), Twining inoltrò il materiale ai Bell
Laboratories.«L’Esercito fornì, segretamente, alcuni dei componenti agli
ingegneri perché li esaminassero. All’inizio degli anni Cinquanta furono
ufficialmente inventati i transistor e i circuiti transistorizzati
cominciarono ad essere utilizzati in alcuni prodotti commerciali di largo
consumo e nei sistemi elettronici militari». (p. 161)
b) di aver fatto pervenire, in
prima persona, alle industrie quei componenti del disco di Roswell che
consentirono lo sviluppo dei circuiti integrati. «Mi diceva il Generale
Trudeau (...) ‘ricorda che hai un nutrito gruppo di scienziati da
contattare a che la Bell Laboratories attende i tuoi rapporti una volta
che avrai finito con il gruppo di Alamogordo.’ Eravamo nel 1961 e la
miniaturizzazione dei computer e dei microcircuiti era già iniziata, ma i
rapporti che il Generale mi aveva chiesto di preparare e gli appuntamenti
che stava organizzando per me con la Sperry-Rand, la Hughes e la Bell
Laboratories mi avrebbero permesso di incontrare alcuni scienziati e di
sapere come le loro società avrebbero applicato i circuiti miniaturizzati
ai sistemi d’arma».

La storia narrata
da Corso sulla cancellazione da parte di Twining di«un suo previsto
viaggio aereo verso la costa occidentale» (p. 58), vorrebbe farci
intendere che lo scopo del Generale era quello di seguire direttamente gli
sviluppi dell’UFO-crash dalla base aerea militare di Alamogordo. Non è la
prima volta che viene formulata una congettura del genere. Il primo a
proporla fu l’ufologo americano William Moore (Moore, 1982; cfr. anche
Friedman-Berliner, 1992).

Secondo i diari
di bordo di Twining e del suo pilota, il Generale si sarebbe recato in
aereo all’Alamogordo Army Air Field il 7 luglio del 1947,rimanendovi fino
all’11 luglio, giorno nel quale fece ritorno a Wright Field. In una
lettera a un funzionario della Boeing Airplane Co., datata 17 luglio,
Twining scrisse: «È con profondo rammarico che siamo stati costretti a
cancellare il nostro viaggio all’industria Boeing, a causa di
un’improvvisa e assai importante questione che è sorta qui».

Un documento,
recentemente declassificato, spiega quale motivo si cela dietro la
cancellazione del viaggio, motivo che non ha nulla a che vedere col caso
Roswell. La comunicazione, datata 5 giugno 1947 (un mese prima
dell’ipotetica caduta dell’astronave aliena), proviene dal Quartier
Generale dell’Army Air Force a Washington, ed è inviata al comandante
dell’Air Materiel Command. In essa si richiede che vengano emessi, nei
riguardi di Twining ealtri ufficiali, degli ordini confidenziali di
distacco temporaneo (tre giorni) alla base di Sandia, ad Albuquerque, nel
New Mexico.

Lo scopo era
quello di consentire a Twining di partecipare al corso Bomb Commanders
Course previsto per il giorno 8 luglio. Il diario dei visitatori e il
calendario dei presenti provano che i Generali Twining, Chidlaw, Brentnall
e Thomas,parteciparono al corso fino al giorno 11, ovvero durante la
finestra temporale nella quale si sarebbero condotte le operazioni di
recupero dell’UFO. Secondo la documentazione dell’Air Force, parteciparono
anche altri tre generali, tra i quali George Kenney, a capo dello
Strategic Air Command (SAC). (Todd, 1996; cfr. anche Korff,1997)Si suppone che la
caduta di un’astronave aliena avrebbe dovuto alterare i piani di almeno
uno di questi generali. E si suppone che Corso, se fossero reali i
colloqui da lui avuti ad Alamogordo, avrebbe dovuto essere a conoscenza di
tutto questo. Twining fu
costretto a cancellare all’improvviso il previsto viaggio alla Boeing,
poiché non ricevette conferma di distacco al corso fino al 3luglio, pochi
giorni prima dell’inizio dell’evento.
Philip Corso afferma testualmente che
«l’invenzione del transistor e la sua naturale trasformazione in chip di
silicio dei circuiti integrati rappresentavano un ‘salto quantico’ a
livello tecnologico. L’arco dello sviluppo delle valvole, dai primi
esperimenti condotti da Edison sui filamenti per la lampadina, alle
valvole di commutazione dell’ENIAC [il primo modello sperimentale di
computer], durò circa cinquant’anni, mentre l’evoluzione dei transistor al
silicio si ebbe nel giro di qualche mese. Se non avessi visto con i miei
occhi le schede di silicio recuperate sul luogo dell’incidente di Roswell,
se non le avessi tenute in mano, se non avessi parlato con Hermann Oberth,
Wernher von Braun o Hans Kohler e non avessi ascoltato le relazioni di
questi scienziati, ormai deceduti, durante gli incontri con Nathan Twining,
Vannevar Bushed i ricercatori della Bell, avrei pensato che l’invenzione
del transistor era stato frutto di un miracolo. Ora, invece, so come sono
andate le cose». Accidenti! L’uomo che sa come sono veramente andate le
cose è venuto allo scoperto. L’uomo verso cui tutta la tecnologia
occidentale è debitrice,ha accettato di renderci partecipi delle sue
informazioni.

L'INVENZIONE CHE HA RIVOLUZIONATO LA NOSTRA ERA
Primo. Le fonti. Corso avrebbe
ottenuto le informazioni sulla genesi del transistor da Hermann Oberth,
Wernher von Braun e gli altri «scienziati aerospaziali tedeschi che,
allora, lavoravano ad Alamogordo ed a White Sands» (p.105).Curioso. Sembra
che all’epoca né Oberth né von Braun lavorassero in New Mexico. Von Braun
lavorava ad Huntsville, in Alabama, in qualità di direttore del Marshall
Space Flight Center della NASA, mentre Oberth aveva addirittura fatto
ritorno in Germania (Klass, 1998).

Secondo. Il tatto.
Corso afferma di aver toccato le schede di silicio recuperate sul disco di
Roswell, e che tali schede sarebbero state utilizzate dagli scienziati dei
Bell Laboratories nella realizzazione del primo transistor...transistoriche
però era costruito in un diverso materiale semiconduttore: il germanio! (Bardeen-Brattain,
1949)

Terzo. Il
primo transistor. Gli autori
dell’invenzione furono un fisico teorico, John Bardeen, e un fisico
sperimentale, Walter Brattain. Nell’ambito di ricerche sulla superficie
dei semiconduttori, Bardeen e Brattain scoprirono, mediante due elettrodi
a filo finemente spaziati, che una piccola carica positiva situata su un
elettrodo iniettava lacune (zone di assenza di carica negativa)nella
superficie del semiconduttore accrescendone enormemente le sue proprietà
conduttive. Questo risultato suggerì a Bardeen l’idea di realizzare un
amplificatore collegando due elettrodi a filo, poco spaziati tra loro, su
un cristallo di germanio (la teoria di Bardeen sugli stati di superficie,
che stimolò i successivi esperimenti ai Bell Laboratories risale al
febbraio del 1947. Cfr. Bardeen, 1947). Brattain sperimentò il
suggerimento, e nel giro di poco tempo creò il primo transistor point
contact, che venne dimostrato per la prima volta il 23 dicembre 1947.

(Brattain,1968)
Sebbene il primo transistor point contact fosse stato inventato da Bardeen
e Brattain, tutte le fotografie sugli inventori del transistor includono
anche William Shockley, il leader del gruppo di ricerca; quest’ultimo
però, non soddisfatto dell’indirizzo che avevano preso gli studi sul
transistor, seguiva un diverso programma di ricerca. Il risultato fu che
Bardeen e Brattain non ebbero alcuna difficoltà a ottenere il brevetto del
loro transistor nel 1948. Shockley, d’altro canto, non riuscì ad ottenere
un brevetto primario sul suo principio dell’effetto di campo a causa del
lavoro svolto nel periodo pre-bellico da Pohl e Lilienfeld (cfr.intervista
a Brattain, citata su Braun-MacDonald, 1978). Ed è a Shockley che Corso fa
riferimento quando scrive: «poi,un’astronave aliena precipitò sopra
Roswell, i suoi pezzi si sparpagliarono nel deserto e nel giro di una
notte la situazione si capovolse. Nel 1948, il fisico William Shockley
realizzò il primo transistor a giunzione, formato da una microscopica e sottile
scheda al silicio caricato negativamente, dove gli atomi hanno un elettrone in
più, e di silicio caricato positivamente, nel quale gli atomi hanno un elettone
in meno.

L’invenzione fu attribuita alla Bell Telephone
Laboratories e, come per magia, il punto morto che aveva bloccato lo
sviluppo dell’intera generazione di computer ENIAC svanì, cedendo il passo
ad una nuove generazione di circuiti miniaturizzati». (p.167) Dunque,
secondo Corso, il crash di Roswell consentì a Shockley di inventare il
primo transistor, un transistor a giunzione, in silicio. Al di là delle
imprecisioni che abbiamo evidenziato, caratteristiche di chi abbia letto
un po’ di fretta una qualche rivista di divulgazione scientifica (il
transistor fu inventato nel1947, e non nel 1948, da Bardeen e Brattain, e
non da Shockley), rimane un fatto sconcertante. Ammettiamo pure che a
Roswell siano state rinvenute schede di silicio funzionanti secondo il
principio del transistor a giunzione (la giunzione p-n sommariamente
descritta da Corso): come si spiega che gli scienziati della Bell,
ricevute schede di Roswell, realizzarono un transistor costruito in un
materiale diverso, e funzionante secondo un diverso principio fisico? Il
transistor inventato in quella lontana antivigilia di Natale non aveva
nulla a che vedere coi transistor a giunzione che conosciamo oggi (o,
meglio, ieri). Non solo. William Pfann, l’uomo della Bell che svilupperà
inseguito la tecnica di raffinamento delle zone a drogaggio p ed
n,assolutamente decisiva nella costruzione dei transistor a giunzione, fu
attivamente dissuaso dal perseguire le sue idee (Braun-MacDonald, 1978).
Lo stesso Shockley non credeva che il raffinamento delle zone fosse
importante nel campo dei semiconduttori.

E cosa dire di Gordon Teal, le
cui proposte di ricerca sul germanio, trasmesse alla Bell trail febbraio e
l’agosto del 1948, non ricevettero alcun supporto? Come commentò Brattain,
«molte delle cose di cui i Bell Laboratories vanno ora più orgogliosi,
furono fatte a dispetto del management». Shockley persistette nella sua
convinzione che era possibile un transistor migliore di quello point
contact. Il suo libro, che contiene un’esposizione completa della teoria
del transistor a giunzione fu iniziato nel 1949,e pubblicato nel 1950 (Shockley,
1950). Il primo transistor a giunzione funzionante risale al 1951, e
dall’aprile del 1952 è entrato in produzione presso la Western Electric
(il comparto produttivo della American Telephone and Telegraph, di cui i
Bell Laboratories rappresentavano la divisione dedita alla ricerca) (Fergus,
1997). Qualunque cosa sia stata trovata a Roswell, pare che gli scienziati
della Bell abbiano fatto piuttosto di testa loro.

Quarto. Il “miracolo”. Per Corso, senza
Roswell,l’invenzione del transistor sembrerebbe un miracolo. Ma, come
direbbe Agatha Christie, «un miracolo è un caso (o è dovuto a Roswell);
due miracoli sono una coincidenza; tre miracoli sono un indizio». Un
indizio che quella del transistor «era un’idea della quale era venuto il
momento» (intervista a John Tilton, citata su Braun-MacDonald, 1978),
tanto che la Bell temeva di essere battuta nella presentazione di un paper
scientifico (intervista a Brattain). I lavori avevano raggiunto in Francia
uno stadio avanzato (Braun-Mac Donald, 1978), e sembra che in Inghilterra
sia stato costruito un transistor una settimana dopo l’annuncio della Bell,
avvenuto il 30 giugno del 1948. Per i militari fu organizzata
un’anteprima della presentazione, con appena una settimana di anticipo
sulla conferenza stampa ufficiale.
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