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La Storia
di Fiano Romano
Le
origini
Secondo alcuni
studiosi la città etrusca di Capena, il cui
territorio era compreso tra gli odierni paesi di
Capena, Civitella San Paolo e Fiano Romano, venne
distrutta agli inizi del IV secolo a.C. dai Romani
insieme all'alleata Veio.
Gli abitanti si
sparsero in piccoli insediamenti sulle vicine
colline, che sotto il dominio di Roma crebbero in
importanza e rappresentarono i futuri nuclei oltre
che di Fiano, di Civitella San Paolo e dell'attuale
Capena, di Morlupo, di Rignano Flaminio e di
Castelnuovo di Porto.
Secondo altri la distruzione non ebbe luogo,
essendosi Capena arresa ai Romani, e Fiano si
sarebbe invece sviluppata in seguito alla decadenza
del centro religioso di Lucus Feronia. La
popolazione locale, per sfuggire alle invasioni
barbariche si sarebbe rifugiata sulle colline
costituendo gli insediamenti dai quali ebbero
origine Fiano, Civitella San Paolo e Nazzano.
Il Medioevo
All’epoca buia delle invasioni barbariche, nelle
campagne la chiesa rappresentava l’unica autorità,
che sarà poi consolidata nel sec. V con la
fondazione dei conventi Benedettini.
Fiano (Fundus
Fianus o Flavianus o Flaganus) era compreso nella
Provincia denominata “La Teverina” sotto la diocesi
di Porto, controllata dai Monaci Benedettini di S.
Paolo.
Il “Fundus” viene nominato per la prima volta
nel diploma di Lotario I dell’anno 840 per l’abbazia
di Farfa.
In seguito, del “Fundus” si ritrovano
tracce in vari atti e documenti: nel 1013 è
ricordato tra i beni che Benedetto VIII aveva in
precedenza donato a Farfa; nel 1058 i conti di
Galeria donarono ai monaci la Chiesa di “Sancta
Maria ad Pontem de Flaiano” e quella di S. Biagio
“infra castellum de Flaiano” .
Nel 1081, una bolla
di Papa Gregorio VII riconosce il “Castellum”
Flaianum di proprietà del monastero di S. Paolo. Nel
1139, l’abate di S. Paolo rivolge a Papa Innocenzo
III la protesta per l’usurpazione del Castello
operata dagli eredi di Tebaldo da Cencio. In
seguito, Papa Alessandro III e gli imperatori
Federico I ed Enrico IV confermeranno con atti
ufficiali i diritti dei benedettini di S. Paolo su
Fiano.
Più tardi (1300), gli Orsini acquistarono
circa la metà di Fiano; l’altra metà entrerà a far
parte del patrimonio della stessa famiglia tra il
1404 e il 1406, per opera di Paolo Orsini, che la
acquistò per soli 1.100 fiorini, avvalendosi della
parentela che lo legava come cognato all’abate di
San Paolo. I discendenti di Paolo Orsini vendettero,
poi, Fiano con Morlupo e Monte la Guardia, per
10.000 fiorini ai Colonna, i quali non rimasero a
lungo a Fiano, in quanto nel 1443 Fiano e Scorano
vengono divisi tra il Monastero di S. Paolo e Orso
Orsini. Da quest’ultimo, nel 1451, fu posta
un’ipoteca a favore della moglie Elisabetta d’Anguillara sul castello di Fiano.
Nel 1478 governava Fiano Paola Orsini e nel 1489 la città apparteneva a
Niccolò III Orsini.
Francesco di Fiano e altri letterati
Scarse sono le notizie relative alla biografia di
Francesco,il più grande fra gli uomini di cultura
nati a Fiano. Sul fatto che sia nato nella nostra
cittadina non ci sono dubbi: il nome subisce diverse
varianti nei manoscritti (Fianus, Fiani, de Flaiano,
de Flagano, de Flagiano, de Faxano, de Frana, de
Fiavano, de Fyano, de Fiancano, de Fiana ……..), ma
nel 1380, in alcuni versi che l’umanista Quatriario
di Sulmona invia all’amico Francesco da Fiano,
scrive che la sua missiva lo troverà “a Fiano, che
dietro guarda il Soratte e davanti il Tevere”,
sgombrando il campo da ogni incertezza. Incerta è la
data della nascita, che può variare dal 1340 al
1350; sono certi, invece, sia il nome del padre di
Francesco (Antonio Cecchi di Fiano), che la data
della morte del letterato (1421). L’importanza di
Francesco da Fiano nella storia della cultura è
stata posta nella giusta evidenza grazie,
soprattutto, all’appassionato lavoro di ricerca di
un altro grande fianese, don Igino Taù,
dell’Istituto Salesiano “Villa Sora” di Frascati
(RM), che alla fine del 1961 licenziò alla stampa
l’oneroso studio sull’opera più conosciuta di
Francesco “Contra ridiculos oblocutores et fellitos
detractores poetarum”. Con il “Contra oblocutores”
il Fianese si inserisce nella polemica tra i primi
umanisti e gli anti umanisti : pur appartenendo alla
Curia romana, dove numerosi erano gli oppositori e
detrattori della poesia classica, egli ha il
coraggio di difendere gli antichi poeti e di questi
afferma energicamente il diritto di essere citati
non solo alla presenza del Papa, ma di Cristo
stesso. E’ ridicolo accusare di anti-cristianesimo,
i poeti nati prima di Cristo. Alcuni di loro, anzi,
possono essere considerati come profeti del
Cristianesimo. Il Consiglio Comunale di Fiano
Romano, nella seduta del 22 febbraio 1989, deliberò
con voti unanimi parere favorevole alla decisione
espressa dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio di
Istituto, di intitolare la scuola media statale
della nostra cittadina a Francesco da Fiano, il
quale “indica alla sua gente la via del rinnovamento
nel segno della tradizione”. Oltre a Francesco da
Fiano, possono essere indicati i nomi di altri
letterati fianesi: messer Nucio da Fiano, nel 1473
professore universitario a Roma; frate Giorgio da
Fiano.
Francescano riformista, che nel 1609 pubblicò
a Venezia le rime spirituali del suo amico e
confratello Bartolomeo di Saluzzo. La tradizione
poetica è stata tramandata attraverso i secoli e
ancora oggi è viva a Fiano, anche grazie ai “Poeti a
Braccio” che, tra un bicchiere di vino e l’altro,
cantano versi improvvisati simpaticissimi e,
talvolta, di notevole fattura.
Dal XV secolo alla fine del XVII secolo
Niccolò III Orsini (1442-1510) è stato il più
importante signore di Fiano: conosciuto da tutti per
la fama di grande generale, fu al servizio di
Firenze e, poi, di Venezia, e salvò la Serenissima
con la strenua difesa di Padova contro l’esercito
strapotente dell’imperatore Massimiliano.
Niccolò III, che era anche conte di Nola, Pitigliano e
Sovana, a Fiano fece costruire (1489-1493) il
Castello Ducale (su disegno di Giuliano da
Sangallo), che ha avuto l’onore di ricevere nel 1493
la visita di Papa Alessandro IV Borgia, accompagnato
da personaggi notevoli, come il giovanissimo
cardinale di Valenza (Cesare Borgia) e il cardinale
Piccolomini (futuro Papa Pio III). Alla morte di
Niccolò III, i due figli legittimi, Ludoviso e
Aldobrandino litigarono a lungo per il possesso di
Fiano e per risolvere la questione nel 1514 il Papa
Leone X dovette inviare come mediatore Giordano
Orsini.
Fiano appartenne agli Orsini fino al 1600,
quando Alessandro lo vendette a Caterina de’ Nobili,
madre del Cardinale Francesco Sforza, il quale nel
1607 ottenne il titolo di duca di Fiano per
Sforzino, suo figlio naturale.
Nel 1621, Orazio Ludovisi, generale della Chiesa, comprò il Ducato di
Fiano e nel 1690 lo rivendette a Papa Alessandro
VIII, il quale lo regalò a Marco Ottoboni, suo
nipote e generale delle galere pontificie, ed ai
suoi successori.
Dal XVIII secolo ai giorni nostri
Per più di duecento anni, gli Ottoboni furono i
signori di Fiano (1690-1897), fino a quando il
principe Don Marco Ottoboni- Boncompagni-Ludovisi
Senatore del Regno, pur mantenedo il titolo di duca
di Fiano (che trasmise agli eredi), vendette al
costruttore Carlo Menotti il Castello e i terreni
per 900.000 lire. Alla morte di Carlo Menotti ,
ereditò il patrimonio il figlio Mario.
Dopo la
Grande Guerra (1915-18), una parte della tenuta dei
Menotti fu ceduta agli ex combattenti, che la
pagarono una somma esigua. Con l’inizio dell’epoca
fascista, Mario Menotti andò in India, dove morirà
molto tempo dopo, e l’Amministrazione delle terre fu
affidata al conte Orsolino Cencelli. Ma i fianesi
richiedevano con forza la concessione di altre terre
e alla fine della II Guerra Mondiale, iniziarono
un’aspra e lunga lotta per ottenerla. Per quanto
riguarda il Castello è stato acquistato dal Comune
di Fiano Romano, che ha compensato la Congregazione
delle Suore Domenicane con la costruzione di un
meraviglioso complesso alle falde di una collina
vicinissima al centro di Fiano, che ospita
numerosissimi bambini della Scuola Materna delle
Suore.
Le lotte per la terra a Fiano
La rivolta dei contadini e le rivendicazioni sulle
terre, che in Italia si andavano sempre più
estendendo fin dall’inizio del Novecento, videro
protagonisti i fianesi, con una lotta lunga,
estenuante, la quale, sommariamente, si articolò
nelle tappe seguenti:
24 agosto 1919 – Fiano è tra i circa 40 Comuni della
Provincia di Roma, nelle cui tenute più importanti
scoppiarono movimenti impetuosi, con invasioni delle
terre incolte; 1920 - raggiunse la massima
espansione il movimento dei contadini, che era
ripreso per l’insoddisfazione derivata dalla
lentezza delle pratiche per l’assegnazione delle
terre incolte o malcoltivate, prevista dal Decreto
Visocchi del settembre 1919: a seguito delle
occupazioni, anche a Fiano vennero assegnate le
terre (un ettaro per capofamiglia), anche se non
erano le più fertili; novembre 1944 – dopo il
ventennio fascista, ripresero le lotte per le terre
e a Fiano la proprietà Menotti assegnò alle due
cooperative “Pace e Lavoro” e “Viribus Unitis” 300
ettari di terra; 1945 – ai primi 300 ettari, se ne
aggiunsero altri 700, che la Commissione per le
terre incolte assegnò ai reduci (nella misura di un
ettaro e mezzo ciascuno), dopo le invasioni delle
tenute dell’Amministrazione Menotti, che portarono
la lotta, oltre che nei campi, anche nei tribunali,
dove venivano giudicati i braccianti arrestati
durante le invasioni. Dopo lo sdoppiamento delle
cooperative, seguito alla nascita della Coldiretti,
la quale rappresentava le rivendicazioni dei piccoli
proprietari, certamente diverse da quelle dei
braccianti, ripresero le lotte a Fiano, con le
invasioni e le occupazioni delle terre da parte
della Lega Contadina: 1946 – il 4 settembre, con la
massiccia partecipazione dei Fianesi, diecimila
contadini manifestarono a Roma; il 9 e 12 settembre,
nuove invasioni delle terre dei Menotti e
occupazioni che continuarono fino alla fine di
ottobre, con arresti dei partecipanti; 1947 –
notevole è la testimonianza della visione pacifista
e non violenta della lotta per la terra, fornita da
una comunicazione del 15 settembre agli attivisti,
in preparazione di una occupazione delle terre, che
poi si svolse dal 21 al 25 settembre, affiancata
dallo sciopero dei braccianti, e coinvolse un
centinaio di fianesi, che occuparono – guidati dal
Sindaco e dai capilega - duecento ettari; 1949 – tra
maggio e luglio, a Fiano vi furono invasioni, con
scontri e fermi di polizia; il 4 dicembre ripresero
le occupazioni, con arresti e blocchi stradali
attuati dai braccianti guidati dal Sindaco; l’8
dicembre, cariche della polizia contro occupanti di
tenute agricole, con cinque arresti; 1950 – il 21
ottobre viene approvata la legge stralcio che doveva
rappresentare il primo passo verso la riforma
agraria completa: a Fiano, stabiliti gli assegnatari
delle terre e i lotti da distribuire, furono
effettuati i sorteggi in una pubblica assemblea.
Umberto Terracini
Fiano ha conferito la cittadinanza onoraria soltanto
ad un personaggio – più che politico, storico - ,
Umberto Terracini, Senatore della Repubblica
Italiana, che fu fra i Padri della Costituzione, per
i cui principi fondamentali di libertà, democrazia e
progresso sociale ha lottato per tutta la vita.
Nella delibera del Consiglio Comunale del 22 gennaio
1973, che concedeva la cittadinanza onoraria di Fiano Romano al senatore, si legge: “Per noi,
Umberto Terracini, con la sua biografia esemplare, è
un esempio vivo da additare a quelle nuove leve di
cittadini italiani, alla cui energia, combattività
ed intelligenza della storia è affidata la
possibilità di tradurre in concreta opera
riformatrice la volontà popolare di rinnovamento”.
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