|
|
|
||||||||||||
![]() |
|||||||||||||
![]() |
|||||||||||||
|
|
Main
|
|
Other
sites
-
Archeopark - Galcsajt - Instoria - Vadena |
||||||||||
|
|
|||||||||||||
|
FONTI STORICHE Fondazione Gli autori latini sono d’accordo nell’affermare che la città fu fondata dagli Albani. Diverse sono invece le fonti sui conduttori delle fondazioni: secondo Solino (Solin. 2, 16) fu Ascanio, per Dionisio (Dion. Hal. II, 53, 4) fu il maggiore di tre fratelli che fondarono contemporaneamente anche Nomentum e Crustumerium. Prima guerra contro Roma Notizie di conflitti tra le due città, che avrebbe dato luogo a numerosi episodi bellici fino al definitivo annientamento di Fidene, si hanno sin dall’età di Romolo; per Plutarco (Plut. Rom. 17, 1) furono una conseguenza del Ratto delle Sabine e si risolsero con la sconfitta di Fidenae e delle altre città coinvolte, Antemnae e Crustumerium. Anche Livio (Liv. I, 14, 4-11) tramanda di una guerra tra Fidenae e Roma al tempo di Romolo, motivandola con l’intento dei Fidenati di contrastare il crescente potere di Roma. Sconfitta e prima deduzione di coloni romani Dopo la sconfitta subita, il territorio fidenate fu in parte alienato in favore di coloni Romani insediati, secondo Dionisio (Dion. Hal. II, 53, 2-4) e Plutarco (Plut. Rom. XXIII, 5-6), per volontà dello stesso Romolo. Coinvolgimento di Veio L'alleanza di Fidene con la città etrusca si protrasse per lungo tempo, cementata dal comune interesse contro Roma e dai forti legami tra le due città, questi ultimi motivati da Livio con l’affermazione che i Fidenati "quoque Etrusci fuerunt" (Liv I, 15, 1). Ancora Livio (Liv. I, 27, 1-11) e Dionisio (Dion. Hal. III, 6-7, 1) ricordano una guerra contro Tullo Ostilio impegnato nelle lotte contro Alba, conclusasi con la disfatta di Veienti e Fidenati nella piana presso Fidene. Proseguimento delle guerre nell'età dei Tarquini e situazione nell'età repubblicana Numerose sono gli episodi riportati da Dionisio (Dion. Hal. III, 39, 3-4; III, 50, 8; IV, 51, 1 – 52, 2), durante i regni di Anco Marcio, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, nei quali Fidenae risulta coinvolta nelle lotte tra Etruschi, Latini e Romani. Con l'avvento della Repubblica continuano le notizie di ribellioni di Fidenae contro Roma (Dion. Hal. V, 40, 1-2; V, 51, 1; V, 52; V, 58, 1-3; V, 59-60 ), talvolta alleata con i Sabini, in altri casi con i Latini o con gli Etruschi di Veio. Nel 438 a.C. Fidene si alleò con i Veienti ed uccise gli ambasciatori romani mandati a chieder conto del suo comportamento, dando così inizio ad un altro periodo di ostilità (Livio, IV, 17-19). Nel 426 (Liv. IV, 31) si consumarono le ultime forze dei Fidenati, che dapprima uccisero i coloni romani quindi, insieme ai Veienti, affrontarono i Romani presso la città, uscendone sconfitti. Successivamente il centro è nominato solo raramente, come esempio di decadenza, ad esempio da Orazio (Horat. epist. I, XI, 7-8) e da Strabone (Strab. V, 3, 2). (rif. Ministero B. Culturali) |
|
||||||||||||