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"Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande
della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla
terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v' era un regno che dominava non solo
tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si
spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa
fino alla Tirrenia".
A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il
legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell' Egitto, Sais. Qui aveva cercato di
impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso,
affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano
molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su
"un'isola più grande della Libia e dell' Asia messe insieme" l'isola era stata distrutta novemila anni prima
da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei "Dialoghi"
Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C.. Ecco come il filosofo greco descrive l'
isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. "Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una
pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non
molto alta (...)."
La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne
emerge l'identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne
che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un
complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati
klerossu in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla
costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la
città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre
un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro,
da elefanti giacché anche per quell' animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era abbondante pastura
.
Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati,
ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a
sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la
partecipazione del popolo che giudica l operato delle varie amministrazioni.
Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte
(l'America?), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non sono riusciti a sconfiggere l'impero di Atene, fondato
nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua
opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene,
inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione,
in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti:
"Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano
prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di
quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi,
gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava
miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e,
convocateli, disse..."
Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il
vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza:
"Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè
gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve".
Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto è l'unico paese che possiede molta documentazione scritta,
perché, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con
i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano
tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua
volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti."Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli
nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo" .
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Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre
pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere
dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita. Caso più unico che raro (altri antichi luoghi
misteriosi, come il Triangolo delle Bermuda, sono stati scoperti e discussi solo in tempi recentissimi), il
problema dell'esistenza o meno di Atlantide scatenò subito polemiche. A parte vari accenni a terre al di là
delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli
Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai" nelle Storie di Erodoto,
il tema del Timeo e Crizia costituiva (almeno per quanto ne sappiamo noi) un'assoluta novità.
Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questa
non-opinione ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato
un'autorità indiscussa, e ciò che lui aveva detto ("Ipse dixit"), e che non a caso concordava con la visione
geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato. Per di più l'esistenza di un
continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la
Genesi, calcolata nel 3760 a.C.
Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra: e il
filosofo inglese Francis Bacon suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia.
Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel, John Dee, Sanson,
Robert de Vangoudy e molti altri cartografi chiamarono le Americhe con il nome di Atlantide.
Dopo la Conquista, si scoprì pure che un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice
Aubin , iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i
Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche
tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Dall'isola i superstiti avevano preso il
nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa
teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e
Remo; al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la
migrazione.
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Qualcuno comincia a rilevare alcune analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle
dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità
linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso,
probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.
Nel 1815, Joseph Smith, contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo
incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo l'angelo gli
mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato
dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e
propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee
(anche se l' Atlantide non vi è citata) avvenuta subito dopo la crocifissione di Cristo.
"Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne
era mai visto uno simile sulla terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che
scosse la terra intera come se stesse per fendersi (...). E molte città grandi e importanti si inabissarono,
altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti
furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione (...) Così la superficie di tutta la terra fu deformata, e
scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l' oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele
né fiaccole" eccetera, eccetera. I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel
paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande
fortezza identificata successivamente con Machu Picchu.
Trentadue anni più tardi un eccentrico studioso francese, l' abate Charles-Etienne Brasseur, scoprì la "prova
definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America. Le sue teorie furono immediatamente
screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the Antediluvian
World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882). Secondo Donnelly,
Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si erano sviluppate le prime civiltà. I suoi abitanti si
erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche
religioni. Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine
vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly adduceva le analogie culturali descritte sopra, e qualche prova
geologica a dire il vero non troppo convincente. Dall'altra parte dell' oceano Augustus Le Plongeon, medico
francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese
indipendentemente la tematica di The Antediluvian World in Sacred Mysteries among the Mayas and
Quiches 11,500 Years Ago; their Relation to the Sacred Mysteries of Egypt, Greece, Caldea and India
("Misteri sacri dei Maya e dei Quiché 11500 anni fa; loro relazione con i Misteri Sacri degli Egizi, dei
Greci, dei Caldei e degli Indiani").
A parte la smisurata lunghezza del titolo, il suo libro ottenne un grande successo, e contribuì in larga
misura alla diffusione al rilancio del mito.
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Gli studi pseudoscientifici pro e contro Atlantide cominciarono a succedersi a ritmo vertiginoso.
La gran massa degli studiosi concordava nel situare Atlantide in mezzo all'Atlantico, come suggerisce la sua
stessa denominazione; ma in Francia le cose andarono diversamente. Il botanico D. A. Godron fondò la "Scuola
dell' Atlantide" in Africa nel 1868, collocando la città perduta nel deserto del Sahara. Godron e il suo
seguace Berlioux si rifacevano all'opera Biblioteca Storica del greco Diodoro Siculo (90-20 a.C.), il
quale aveva affermato che "un tempo, nelle parti occidentali della Libia, ai confini del mondo abitato,
viveva una razza governata dalle donne (...) La regina di queste donne guerriere chiamate Amazzoni, Myrina,
radunò un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, penetrò nella terra degli Atlantoi e conquistò la
città di Kerne".
Niente, dunque, a che vedere con la tradizione platonica; tuttavia i francesi possedevano molte colonie in
Nord Africa, e una possibile collocazione di Atlantide in quel territorio solleticava, evidentemente, il loro
nazionalismo. Si spiegano così le numerose spedizioni susseguitesi alla ricerca della città perduta nel
massiccio dell'Ahaggar.
Altre Atlantidi sono state collocate in luoghi spesso ancor più fantasiosi: in Inghilterra al largo delle
coste della Cornovaglia ove sarebbe sprofondata la mitica città di Lyonesse, in Brasile, Nord America, Ceylon,
Mongolia, Sud Africa, Malta, Palestina, Prussia Orientale, Creta, Santorini.
Questa ultima collocazione, sostenuta dall'archeologo greco Spiridon Marinatos, insieme con l'irlandese J. V.
Luce, e descritta nel volume The End of Atlantis: New light on an Old Legend ("La fine di Atlantide"),
accontenta parecchi studiosi tradizionali. La civiltà di Akrotiri, nell'isola greca di Santorini, fu
effettivamente distrutta nel 1400 a.C. da un'eruzione vulcanica. Per un espediente narrativo, Platone
l'avrebbe trasportata al di là delle colonne d'Ercole, l'avrebbe ingrandita a livello di continente e avrebbe
ambientato l'episodio in un epoca assai precedente.
Secondo l'italiano Flavio Barbero, Atlantide si sarebbe trovata in Antartide. In tempi remoti il clima di quel
territorio era temperato, e una civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare; poi le glaciazioni
l'avrebbero completamente distrutta (l'ipotesi é esposta nel volume Una civiltà sotto il ghiacci,
1974). Un altra recente teoria identifica Atlantide con Tartesso, prosperosa città-stato di origine fenicia
costruita su un'isola alle foci del Guadalquivir. Nel quinto secolo a. C. la città venne completamente
distrutta, probabilmente da un attacco cartaginese, lasciando sicuramente dietro di sé la leggenda di una
grande civiltà scomparsa all' improvviso. Intorno al 1920 l archeologo tedesco Adolf Schulten ne identificò la
posizione: sarebbe sorta nei pressi di Cadice, l' antica Gades, e, in effetti, Platone parla nel suo racconto
di un re chiamato Gadiro. Tartesso presenta qualche analogia con la città descritta dal filosofo greco: era
irrigata da canali, era fertile e ricca di minerali, e sopratutto andò distrutta in brevissimo tempo.
Sempre a Cadice è ambientata una singolare truffa. Nel 1973 la sensitiva Maxine Asher riuscì a convincere il
rettorato dell'università di Pepperdine (California) a finanziare una spedizione sottomarina in Spagna, dove
forti vibrazioni psichiche le avevano segnalato la presenza di una città sommersa. Parecchi studenti e
professori sborsarono dai duemila ai duemilaquattrocento dollari, e la Asher partì effettivamente per Cadice,
da dove diramò un falso comunicato stampa che confermava il ritrovamento. Ricercata dalle autorità spagnole -
si era eclissata con il denaro raccolto - fu arrestata in Irlanda, mentre stava organizzando un'identica
messinscena.
Se anche voi intendete partire alla ricerca di Atlantide, prendete contatto con l'Atlantis Research Group
(F.G.Lanham Federal Building, 819 Taylor Street, Box 17364, Ft. Worth, TX 76102-0364, USA): i suoi affiliati
vi sapranno dare preziose indicazioni.
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Verso la fine del secolo scorso, lo studioso inglese Philip L. Slater ipotizzò l'esistenza di un
sub-continente sommerso (da lui battezzato "Lemuria") che avrebbe potuto unire l'Africa all'Asia in un'epoca
remotissima. Non c'è da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l'ipotesi dell' esistenza di un nuovo
continente scomparso incontrò subito grande successo. Nel 1888 Helena Blavatsky, fondatrice di un
gruppo esoterico chiamato "Società Teosofica", confermò entusiasticamente la teoria, che lei già conosceva per
averla letta (insieme alla "vera" storia della fine di Atlantide) nelle misteriose "Stanze di Dzyan", un
antico libro scritto in una lingua sconosciuta che racchiudeva la storia dimenticata dell'uomo. Secondo la
Blavatsky, ad Atlantide e a Lemuria abitava la terza di sei razze che avrebbero popolato la terra in tempi
remoti; i suoi rappresentanti erano poco meno che Dèi, dotati di straordinarie conoscenze esoteriche poi
tramandatesi solo entro una ristrettissima cerchia di iniziati. La Teosofia popolarizzò così una nuova
concezione di Atlantide: il continente divenne d'improvviso l'inizio del sapere e della civiltà (Gerardo
D'Amato, 1924); addirittura la fonte primigenia della civilizzazione . Alcuni "Grandi iniziati" sopravvissuti
alla sua distruzione - tra cui il Mago Merlino dei miti di
Re Artù - avrebbero
trasmesso ai loro discendenti segrete conoscenze esoteriche; come gli alieni per i fautori dell'"ipotesi
extraterrestre", essi sarebbero i responsabili di molte delle costruzioni, oggetti e fenomeni
inesplicabili di cui si occupa questa "Enciclopedia".
Nel 1935 il medium americano Edgar Cayce affermò in stato di trance che Atlantide era stata distrutta a causa
del cattivo uso di oscure forze da parte di malvagi sacerdoti, e predisse che alcune parti del continente
perduto sarebbero riemerse entro pochi anni a Bimini, al largo della costa della Florida. In effetti, proprio
in questa località e proprio alla data prevista, nel 1969, l'archeologo subacqueo Manson Valentine rinvenne
alcune costruzioni sommerse (le tracce di una larga strada e un tempio) la cui origine è tutt'ora in
discussione. Secondo l'"ipotesi
extraterrestre", Atlantide e Mu sarebbero invece state basi di alieni, distruttesi a causa di un
cattivo uso dell'energia nucleare.
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Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua
distruzione e cosa potrebbe averla determinata? Sul primo punto ("Quando"), gli Atlantidisti sono abbastanza
concordi: intorno a 10.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de I
Segreti di Atlantide, ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il
giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell 8498 a.C.. Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono
molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna
che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.
Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini. La scomparsa di un continente
modificherebbe innanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche , creando
nuove glaciazioni e nuove zone desertiche. L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte
delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con
un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H. La polvere
sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali (e, tra
l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti). Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di
altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti.
Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe
conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima
di cinque - seimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un
remoto passato.
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A parte alcune intuizioni del racconto di Platone (per esempio quella di un vero continente al di
là dell'oceano ) rivelatesi poi veritiere, quali fatti concreti supportano l'esistenza storica di Atlantide?
Le uniche prove a favore su cui possiamo basarci sono di carattere puramente indiziario. Esistono, per
esempio, manufatti non inquadrabili in modo canonico come prodotti di civiltà note. C'è, soprattutto, una
vasta tradizione a proposito di una grande catastrofe avvenuta in tempi remoti; lo spaventoso diluvio
universale da cui solo pochi eletti si salvarono per volere divino. Se le prove pro-Atlantide sono poco
convincenti, altrettanto lo sono quelle contro. A ogni ipotesi scientifica atta a dimostrare la possibile
realtà della tradizione platonica ne corrisponde un'altra che dimostra esattamente il contrario; a meno di non
esser un esperto in tutti i campi dello scibile, è impossibile per un profano stabilire chi ha ragione.
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Comparando le varie teorie sull'origine e la distruzione di Atlantide è possibile tracciarne un'
immaginaria cronologia. Prima di ogni paragrafo troverete citata tra parentesi la dottrina a cui la cronologia
si riferisce; noterete l' abbondanza di riferimenti alla Teosofia, il movimento fondato da Madame Blavatsky;
sugli interventi di visitatori alieni troverete altre notizie alla voce "ipotesi extraterrestre".
Tra 4.500.000 e 900.000 anni fa: l'Homo sapiens nasce ad Atlantide.(Teosofia)."A 7 gradi di latitudine Nord
e a 5 gradi di Longitudine Ovest, nella località ove ora si trova la costa Ashanti, compaiono gli Atlantidei,
primi rappresentanti della Quinta Razza Madre" (W. Scott Eliott, The Story of Atlantis & Lost Lemuria,
1896). Si sono evoluti lentamente a partire dalle razze Lemuriane; hanno perso il loro colore azzurro e sono
diventati prima rossi, poi viola e infine del nostro attuale colore rosato. I primi Atlantidei si chiamano
Rmohal ; sono dotati di poteri ESP e di una struttura sociale piuttosto grossolana; daranno origine
all'Uomo cosiddetto "di Cro Magnon" che genererà la razza Lappone e Australiana. Nel giro di due milioni di
anni i Rmohal emigrano verso un vastissimo territorio: Atlantide; non si tratta dell'"isola Più
grande della Libia e dell'Asia messe insieme" descritta da Atlantide, ma di un supercontinente che
comprende le due Americhe, Irlanda, Scozia, parte dell'Inghilterra e, dal Brasile, raggiunge la Costa d'Oro.
Dopo aver sconfitto gli ultimi superstiti della catastrofe Lemuriana che vi si erano insediati, gli Atlantidei
si differenziano in vari ceppi, tra cui i popoli che i moderni antropologi hanno battezzato Tlavatli (Cinesi e
Aztechi, "Violenti, indisciplinati, brutali e crudeli" ), Toltechi e Turanici (i futuri Caldei,
"Sotto parecchi aspetti, gente poco simpatica" ).
900.000 anni fa: la fondazione di Tiahuanaco. (Dottrina del Ghiaccio Cosmico) . La terza delle varie
lune che - secondo la "Dottrina del Ghiaccio Cosmico" del visionario pseudo-scienziato tedesco Hans Horbiger -
avrebbero ruotato in tempi remoti intorno alla Terra per poi precipitare disastrosamente sulla sua superficie,
si avvicina alla Terra, facendo salire il livello delle acque. Gli uomini e i giganti, loro re, salgono quindi
sulle cime più alte, e fondano la civiltà marittima mondiale di Atlantide. Presso il lago Titicaca,
nell'attuale Bolivia, i giganti edificano il complesso di Tiahuanaco; la loro forza colossale permette loro di
realizzare un' opera impossibile per i comuni esseri umani. (Hans Horbiger, Glazial Kosmologie, 1913).
"Dai lineamenti dei volti dei giganti giunge ai nostri occhi e al nostro cuore un'espressione di sovrana
bontà e di sovrana saggezza; un'armonia di tutto l'essere spira dal colosso, le cui mani ed il cui corpo,
nobilmente stilizzati, posano in un equilibrio che ha un valore morale" (Anthony Bellamy, Moons, Myths
and Man, 1931).
I Toltechi, la Seconda Sottorazza atlantidea, con i loro due metri e mezzo di altezza non sono da meno dei
Giganti; ad Atlantide edificano un immenso complesso, "La città delle porte d'oro", che sorge"presso la
costa orientale, a circa quindici gradi a nord dell'Equatore, sulle pendici di una collina alta circa
centocinquanta metri sulla pianura; sulla sommità della collina erano il palazzo e i giardini dell'imperatore,
in mezzo ai quali sgorgava un getto d'acqua che forniva il palazzo e le fontane e quindi scendeva in quattro
direzioni, e poi perveniva, per mezzo di cascate, a un canale circolare che circondava il giardino".
(Arthur E. Powell, The Solar System, 1923)
Secondo l'esploratore Percy Fawcett i Toltechi, che possedevano un potere per invertire la forza attrattiva
della gravità in una forza repulsiva, cosicchè il sollevamento di grosse pietre a grandi altezze era cosa
facilissima, avevano fondato anche Tiahuanaco (700.000 anni fa) e una città chiamata Zeta, perduta nella
giungla amazzonica del Mato Grosso.
Il Tolteco diventa la lingua ufficiale del vastissimo impero atlantideo (circa sessanta milioni di abitanti,
sui due miliardi che popolano la Terra); la tecnologia raggiunge un alto sviluppo. "Per spostarsi, usavano
delle aeronavi con una capacità da due a otto posti costruite dapprima in legno, e poi con una lega metallica
leggera, che brillava al buio come se fosse stata dipinta con una vernice luminosa. Durante le battaglie le
astronavi spargevano gas tossici. Nei primi tempi erano mosse dal Vril, la Forza personale; quindi
esso fu sostituito con un'energia generata con un procedimento sconosciuto che agiva con l'intermediario di
una macchina. Per far salire l'astronave - che poteva raggiungere le cento miglia all'ora - si proiettava la
forza in basso, attraverso le aperture dei tubi sul retro dell'apparecchio" (Arthur E. Powell, Op.Cit.)
600.000 anni fa: la prima distruzione di Atlantide (Teosofia e altri). Dopo centomila anni dalla
fondazione, la "Città dalle porte d'oro" degenera. I seguaci della Magia Nera, tra cui l'Imperatore, diventano
sempre più numerosi; "la brutalità e la ferocia aumentano, e la natura animale si avvicina alla sua
espressione più degradata". (W. Scott Eliott, Op. Cit. ).
Un primo, grande cataclisma, forse scatenato dallo sconsiderato uso dei poteri occulti, colpisce Atlantide; la
"Città dalle porte d'Oro" viene distrutta, l' Imperatore Nero e la sua dinastia periscono. L'attuale
continente americano si separa dal resto dell'Atlantide; la Gran Bretagna si unisce in una grande isola con la
Scandinavia e la Francia Settentrionale. L'avvertimento viene preso a cuore, e per un lungo periodo la
stregoneria è meno diffusa.
150.000 anni fa: seconda distruzione di Atlantide (Dottrina del Ghiaccio Cosmico). Anche per la
"Dottrina del Ghiaccio Cosmico" è tempo di grandi catastrofi; la terza Luna si abbatte sulla Terra causando la
sua distruzione di Atlantide, "e gli uomini primitivi la identificano con il Diavolo".
Le acque "si abbassano bruscamente per il calo della forza di gravità" (?) e le grandi città
Atlantidee rimangono isolate sulle vette di inaccessibili montagne. I giganti che governavano da milioni di
anni perdono il loro popolo: gli uomini ritornano allo stato primitivo. (A. Bellamy, Op. Cit. ).
Tra 150.000 e 75.000 anni fa: civiltà corrotta (Teosofia). Sull'Isola di Ruta, ad Atlantide, viene
ricostruita la "Città delle Porte d'oro"; vi prospera una civiltà potente ma troppo sontuosa. Gli imperatori
si abbandonano alle pratiche di magia nera, e solo una piccola minoranza di Maghi bianchi cerca di tenere a
freno i malvagi occultisti. Lo stregone Oduarpa, associato al "Culto di Pan", fonda "La Grotta Nera" in
opposizione alla "Grotta Bianca" iniziatica; orribili esperimenti di biogenetica creano un esercito di mostri,
ibridi a metà tra l'uomo e gli animali. Ma, nelle profondità dell'Himalaya, i saggi di
Agharti vigilano...
75.025 a.C.: terza distruzione di Atlantide (Teosofia). Il "Re del Mondo" Vaivaswata muove contro gli
Atlantidei corrotti con un grande esercito, a bordo delle astronavi chiamate Vimana; i mostri di Pan e Oduarpa
vengono sconfitti; le potentissime armi del "Re Del Mondo" distruggono quasi totalmente il continente
corrotto. Daitiya è completamente sommersa; di Ruta si salva solo una piccola parte, Poseidonia, ovvero
l'Atlantide descritta da Platone. Non è escluso che queste antichissime guerre celesti siano in qualche modo
legate a quanto accadde (accadrà?) intorno al 2000 a.C. a Mohenjo-Daro.
10.000 a.C.: la distruzione finale (Ipotesi Extraterrestre). Gli spaziali giunti dal pianeta Suerta,
atterrati in tempi remoti in qualche angolo del Brasile e considerati divinità dalla tribù degli
Ugha-Mongulala, decidono nell’ anno 10.048 a.C. di abbandonare la Terra. "Stava per incominciare un'epoca
terribile, dopo che le splendenti navi dorate dei primi signori si furono spente nel cielo, come stelle..." .
E, in effetti, qualcosa di terribile accade davvero: "Che cosa avvenne sulla Terra? Chi la fece tremare
tutta? Chi fece danzare le stelle? Chi fece scaturire l'acqua dalle rocce? Il freddo era atroce, e un vento
gelido spazzava la Terra. Scoppiò una calura terribile, e al suo alito gli uomini bruciavano. E uomini e
animali fuggivano, in preda al panico. Tentavano di arrampicarsi sugli alberi, e gli alberi li scaraventavano
lontano. Quello che era in basso si capovolse e si ritrovò in alto. Quello che era in alto precipitò
sprofondando negli abissi..." . (Karl Brugger, Akakor, 1976).
L'immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull'Artide durante l'ultima glaciazione scivola nell'Oceano
scatenando un maremoto gigantesco, divenuto nella tradizione il Diluvio Universale. La tecnologia dei
Nefilim (un altra stirpe di spaziali che si è insediata in Mesopotamia) ha previsto la catastrofe;
l'ordine è di abbandonare la Terra e i suoi abitanti al loro destino. Ma, contravvenendo alle disposizioni, i
Nefilim (evidentemente più umanitari dei colleghi spaziali venuti da Suerta) ospitano alcuni esemplari
dei terrestri della stirpe di Ziusudra (Noè) nelle loro arche ; questi ultimi ripopoleranno il pianeta.
Conclusa la missione, i Nefilim lasciano la Terra (Zakarias Setchin, The 12th Planet)
La trappola sistemata da un gruppo di spaziali inseguiti da un'armata nemica finalmente scatta: i cattivi
distruggono il "Quinto pianeta" (un corpo celeste in orbita tra Marte e Giove) che si disintegra formando la
cintura degli asteroidi; poi ritornano alla loro galassia. La distruzione del quinto pianeta crea notevoli
scompensi gravitazionali in tutto il sistema solare. L'asse terrestre si sposta di alcuni gradi, provocando lo
scioglimento dei ghiacci polari e l' inondazione nota come Diluvio Universale. Gli spaziali esiliati sulla
terra si salvano nelle loro gallerie; quando ne escono vengono considerati Dèi dagli sparuti gruppi di
superstiti. Operazioni di biogenetica compiute sui terrestri affrettano la loro evoluzione (è la Genesi
biblica); ma "gli Dèi erano irascibili e impazienti; erano rapidi a punire e a spazzar via i ribelli o
coloro che non si adattavano alle loro leggi biologiche", cosicché gli uomini cominciarono a temerli e a
costruire, con titanici sforzi, rifugi per evitare la loro ira (le varie cattedrali sotterranee e le opere
fortificate la cui funzione non è ancora stata identificata dagli archeologi) (Erich Von Daeniken, Opere
varie).
(Platone, Teosofia). Poseidonia, l'Atlantide descritta da Platone - ultimo relitto del gigantesco
impero teosofico - è ormai completamente corrotta. In un giorno e una notte, nell'anno 9564 a.C. gli Dèi la
sprofondano nell'Oceano con tutti i suoi abitanti. La catastrofe si ripercuote a livello mondiale; le opere
edificate dai Greci - dominatori del Mediterraneo grazie alla recente vittoria - sono completamente spazzate
via dagli elementi; il Mare del Gobi si solleva e diventa l'attuale deserto; uguale sorte tocca alla pianura
del Sahara.
(Otto Muck). Un gigantesco meteorite proveniente dalla Zona degli Asteroidi si abbatte nell'Atlantico,
generando una mostruosa onda di marea che distrugge la civiltà di Atlantide. È il 5 giugno del 8498 a.C. (Otto
Muck, I Segreti di Atlantide, 1976).
(Dottrina del Ghiaccio Cosmico). Dopo essere rimasta priva di satelliti per 138.000 anni, la Terra
attira la sua quarta Luna, quella attuale. Il fenomeno cosmico scatena una gigantesca marea che, in una sola
notte, distrugge ormai-sapete-cosa. I possenti giganti scompaiono; nasce la ben più modesta civiltà
giudeo-cristiana (Hans Horbiger, Op. Cit. ).
10.000 a.C.: Il ritorno degli Atlantidei (The Cosmic Doctrine). Alcuni Grandi Iniziati Atlantidei, tra
cui il Mago Merlino, sopravvissuto alla distruzione della città di Lyonesse (un insediamento realmente
sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto una delle città di Atlantide), fondano il centro
magico di Avalon, ove ripristinano gli antichi culti esoterici del Continente Perduto, scegliendosi dei
discepoli come Artù che
portino avanti la Tradizione. Gli Atlantidei si mescolano con i Celti, e si diffondono per tutta l'Europa, ove
elevano meagaliti a
simboleggiare il culto del Sole (Dion Fortune, Avalon of the Heart, 1936).